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Counseling: un sostegno al cambiamento consapevole

Il Counseling (o Counselling, secondo la dizione inglese britannica) è una metodologia di sostegno alle persone e facilitazione del cambiamento, proposta nei paesi anglosassoni a partire dalla prima metà del novecento, e che si sta affermando anche in Italia. Counselor è chi pratica counseling.

L’origine dei termini è nella radice latina del verbo “consulo-ere” che non conduce alla voce consultazione o consulenza (consulto-āre), ma al significato di “consolo” la cui struttura è quella di cum ("con", "insieme") e solĕre ("alzare", "sollevare"), ovvero “sollevarsi insieme”.

I pilastri del Counseling, che nel caso del Counseling di orientamento umanistico rappresentano anche i principali mezzi di lavoro, sono: contatto empatico, ascolto attivo, e non-giudizio.

Contatto empatico
significa cercare di comprendere il più possibile il vissuto della persona, a livello verbale quanto a livello emotivo e corporeo, avvicinarsi cioè, senza perdere la propria centratura, a sentire ciò che il cliente sente.

Ascolto attivo significa saper ascoltare per poter riformulare e porre domande e stimoli utili ad approfondire e chiarire i vari piani (mentale emotivo, fisico, relazionale, ecc) della realtà che il cliente porta in seduta.

Non-giudizio significa che il rapporto ed il dialogo col cliente si sviluppano in una ottica di parità, nella quale il counselor può proporre il suo punto di vista ed il suo sentire, mentre non interviene per dare consigli o giudizi sulle scelte e sulla visione del mondo dell'altro, o a persuaderlo.

L'assunto di base è che ogni persona è unica ed ha in sè le potenzialità per trasformare la sua situazione: il counselor lavora attraverso la relazione che stabilisce col singolo cliente, utilizzando metodologie diverse (ad esempio: Gestalt, Bioenergetica, Psicosintesi) per facilitare un processo di consapevolezza e creatività, attraverso l'esercizio di libertà e responsabilità.
Il Counselor lavora con la persona in quanto e per quanto responsabile di sè, negoziando di volta in volta gli ambiti e i limiti del lavoro: lavora con clienti, e non con pazienti, non fa diagnosi nè prescrizioni.

Il Counseling umanistico fu proposto inizialmente come un nuovo tipo di intervento psicoterapeutico (cfr. Carl Rogers, "La terapia centrata sul cliente"), ed ottenne risultati sorprendenti in un sistema ancora largamente basato sulla psichiatrizzazione (metà del '900). Successivamente è diventato una attività indipendente, dato il suo procedere su un livello diverso da quello della identificazione e cura di un “male oggettivo”, tradizionalemente dominante nella concezione occidentale della salute fisica e mentale.

La parola Counseling è oggi utilizzata, a dispetto della sua origine, anche come sinonimo generico di "consulenza", o per indicare altri approcci in parte diversi da quello umanistico; tra questi ad esempio è diffuso un Counseling di orientamento cognitivo-comportamentale, basato su tecniche (es.: PNL) centrate non sulla persona, ma sulle sue funzioni. Un approccio cioè che se esteriormente risulta molto pragmatico, più profondamente si può appoggiare al valore dell'utilitarismo.

Possono invece rientrare nell'ottica del Counseling umanistico tutte quelle discipline che non considerano la persone un "mezzo", bensì un "fine" in sè, guardando al ben-essere come un processo soggettivo, organismico, aperto.

Propongo una citazione tratta da: Danilo Toneguzzi "Introduzione al counselling", Pordenone, 2007, Edigestalt. pagg.103-104 :

<< I confini professionali, più che un limite netto, illustrano, piuttosto, le posizioni reciproche di una professione nei confronti dell'altra.
Infatti un confine, per definizione, indica, per lo meno, una doppiezza. Il confine tra counseling e psicoterapia indica, se non altro, che ci sia un counselor e che ci sia uno psicoterapeuta.
In questo senso, il confine professionale ci riporta alla relazione tra le professioni; agli albori della storia infatti, questo problema dei confini non esisteva minimamente: il sacerdote (o lo stregone) faceva tutto per tutti.
 
Il problema nasce quando una categoria professionale non è più l'unica depositaria della conoscenza e della prassi, ma, sulla base di un processo di differenziazione, è portata a rapportarsi con altri professionisti che intervengono sulla scena: così è stato ad esempio per i sacerdoti, che hanno visto la nascita dei medici, i quali hanno visto poi la nascita dei chirurghi o delle altre professioni assistenziali, ecc.
Questo processo di differenziazione è legato allo sviluppo della conoscenza e della tecnica. >>

In Italia le parole "counseling" e "counselor" sono oggi di libero uso (come ad esempio anche la parola "naturopata"), non esiste cioè un Ordine statale monopolista.
Esistono alcune grandi associazioni di professionisti in concorrenza tra loro (es.: A.I.Co, S.I.Co, ecc...), che si occupano di organizzare standard di qualità riguardo a: formazione, aggiornamento, etica, normative, e tutto quanto riguardi la attività dei propri iscritti.
Un corso di counseling che faccia riferimento a una delle grandi associazioni è diretto da Psicoterapeuti esperti e generalmente comprende: preparazione teorica e pratica, lavoro su di sè individuale e di gruppo, e pratica supervisionata, per un totale di almeno tre anni.



Un quadro italiano delle principali attività confinanti


In Italia la professione di Psicologo è regolamentata dal relativo Ordine statale monopolista.
La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.

La prescrizione di psicofarmaci, è di competenza esclusiva dello Psichiatra, che è laureato in Medicina, iscritto all'Ordine dei Medici, che ha approfondito le manifestazioni patologiche dal punto di vista fisiologico-farmacologico.

Lo status di Psicologo o di Psichiatra può legalmente essere basato su una conoscenza anche soltanto intellettuale degli strumenti conoscitivi e di intervento.
La capacità di contatto umano, la assunzione di responsabilità sugli eventuali propri "problemi psicologici", tranne casi eclatanti, sono facoltative: strade che lo Psicologo o lo Psichiatra possono, a propria volontà, intraprendere come qualunque privato cittadino.

Essi hanno a dire il vero una scelta in più di un privato cittadino: oltre ad andare in terapia personale, possono iscriversi ad una scuola di psicoterapia, e così prepararsi alla professione di Psicoterapeuta.

Le scuole di psicoterapia in Italia sono Enti riconosciuti dallo Stato, che curano la trasmissione di un sapere e di un saper fare che non è riducibile alle sole nozioni, ma comprende la sperimentazione su di sè, attraverso una terapia individuale e/o di gruppo. Si tratta di percorsi di crescita e consapevolezza che si trasmettono di generazione in generazione, a partire dai fondatori della disciplina: gli allievi scelgono la scuola che corrisponde al loro specifico modo di sentire, e su questo sfondo si possono riconoscere ed affinare.
Psicanalista è un termine che indica specificamente: uno psicoterapeuta di una corrente ortodossa della più antica scuola di psicoterapia, la Psicanalisi di Freud.
Oggi la maggior parte delle scuole di Psicoterapia derivate dalla Psicanalisi, hanno preso le distanze dalla impostazione rigida che prevedeva un distacco emotivo ed un modello di interpretazione meccanico della psiche: sono stati sviluppati ad esempio il valore del contatto umanistico e transpersonale (cfr. Jung), e l'importanza degli aspetti psicocorporei (cfr. Reich, Bioenergetica).
Vi sono altresì scuole, come ad esempio quelle di orientamento cognitivo-comportamentale, che propongono un modello distaccato dove considerano "mente" e "comportamento" come oggetti di indagine scientifica e statistica.

Qualunque sia l'orientamento della scuola di psicoterapia, l'allievo, nei quattro anni di percorso minimo, impara a conoscersi meglio e a stabilire una posizione solida nella relazione con i pazienti. La legge italiana conferisce allo Psicoterapeuta la facoltà e responsabilità di individuare gli stati psicologici (fare una diagnosi) e mettere in atto soluzioni specifiche (fare una terapia).

Tutti i professionisti suddetti possono fare riferimento a un sistema di classificazione delle malattie psichiche unificato a livello internazionale, chiamato DSM, che definisce sintomi, comportamenti verbali e di azione necessari e sufficenti per ogni diagnosi.



Nota importante


L'Ordine degli Psicologi attua iniziative per informare il cittadino rispetto ai pericoli di abuso in ambito delle attività psicologiche, visibili ad esempio in questa pagina del sito dell'Ordine degli Psicologi dell' Emilia-Romagna.

In alcuni di questi interventi la figura generica  del "counselor" viene utilizzata come esempio per possibili abusi, nonostante la quasi totalità delle scuole di Counseling siano tenute da psicologi iscritti all'Ordine.

Anche prendendo atto di questa situazione, in queste pagine cerco di spiegare in modo estensivo la mia attività e distinguerla bene da quella di Psicologo iscritto all'Ordine, rispetto alla quale non ritengo di fare alcuna invasione di competenze o significativa concorrenza.

Ho scelto la attività di Counseling proprio perchè credo che la via verso il ben-essere sia un processo soggettivo, su cui non trovo utile intervenire con strumenti direttivi e formalizzati, come interpretazioni analitiche o tecniche strumentali.



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